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  • UNA COMMISSIONE D'INDAGINE SULLA GESTIONE DEL S.ALESSIO

    Lazio: caso Sant’Alessio, Robilotta a consiglieri centrodestra "serve commissione inchiesta"
    Roma, 14 mag 17:23 - (Agenzia Nova) - Aprire una commissione d’inchiesta sulla gestione del patrimonio dell’Asp Sant’Alessio-Margherita di Savoia di Roma. È la richiesta contenuta in una lettera aperta inviata ai consiglieri regionali del Lazio di centrodestra da Donato Robilotta, ex assessore della giunta Storace, che tra la fine della scorsa legislatura e l’inizio dell’attuale si è più volte occupato dell’ente denunciando, attraverso diversi articoli, la cattiva gestione del vasto patrimonio immobiliare. Secondo Robilotta, tale gestione avrebbe contribuito a determinare una grave situazione debitoria, al punto da esporre l’Asp al rischio di default. Una crisi che coinvolge anche i servizi della storica istituzione romana dedicata all’assistenza e alla riabilitazione delle persone cieche e ipovedenti e che, agli inizi di aprile, ha portato alle dimissioni del direttore dell’Asp, Massimo Canu. "I dati riportati negli articoli, desunti dai bilanci dell’ente e da documenti pubblici, non sono mai stati contestati da nessuno - scrive Robilotta -. Il debito oscilla intorno a 60/70 milioni di euro oltre gli interessi ed oltre a 10 milioni di immobili venduti senza che l’Asp abbia visto un euro".

    "Mi spiace la freddezza che ho percepito dal sistema politico e dalla mia stessa parte politica, tranne rare eccezioni come il consigliere regionale di Forza Italia, Angelo Tripodi che, sia nella scorsa che in questa legislatura, ha presentato interrogazioni dando sostegno della mia battaglia - aggiunge Robilotta -. La politica che ancora fa fatica a capire quello che è successo e che potrebbe succedere tra non molto tempo. Vi prego di credermi che la situazione è grave e va affrontata. La politica non può girarsi dall’altra parte e pensare che siano altre istituzioni a intervenire. Sarebbe l’ennesima sconfitta della politica". Da qui l'appello dell'ex assessore ai consiglieri di centrodestra a sostenere la proposta di una commissione regionale di inchiesta per "fare chiarezza" sul S. Alessio, presentata dal consigliere regionale di Azione, Alessio D’Amato. "Vi chiedo di sostenerla e firmare la proposta per farla approvare dal Consiglio il prima possibile", chiede Robilotta.

    L’Asp S. Alessio ha un immenso patrimonio immobiliare di oltre 650 immobili e locali commerciali, per la gran parte a Roma. Il tutto per un valore di mercato di circa 1 miliardo di euro. Questo patrimonio è frutto di donazioni di privati, la cui messa a valore dovrebbe servire a finanziare i servizi sociali ai non vedenti che l’ente eroga. L’ente ha una sua propria autonomia statutaria ma è vigilato dalla Regione e tutti i servizi che esercita sono pagati dalla Regione Lazio. Nel documento Robilotta ricostruisce le vicende legate alla gestione del patrimonio immobiliare dell’ente dal 2017 a oggi, denunciando presunte anomalie nell’affidamento del fondo immobiliare alla Sgr Sorgente e nelle successive gestioni. Secondo l’ex assessore, "la mancata distribuzione degli utili derivanti dagli affitti e la vendita di immobili" avrebbero contribuito a generare un indebitamento stimato tra 50 e 70 milioni di euro, mettendo l’Asp a rischio default. Robilotta richiama inoltre la relazione di fine mandato dell’ex commissario Malavasi, nella quale si ipotizza un possibile danno erariale da 15 milioni di euro e si segnalano presunte omissioni nei controlli sulla gestione del patrimonio. Nella lettera si fa riferimento anche agli "accertamenti avviati dalla Corte dei Conti e alle tensioni interne" culminate con le dimissioni del direttore generale Massimo Canu. Per Robilotta “serve fare piena chiarezza” sulla gestione dell’ente e sul rischio di alienazione del patrimonio immobiliare per coprire i debiti. (Rer) ©️ Agenzia Nova - Riproduzione riservata
     
     
  • L'ASSOCIAZIONE CIIVA RITIENE UTILE LA NOMINA DELLA COMMISSIONE DI INDAGINE SUL SANT'ALESSIO

    vASP S. ALESSIO: SERVE COMMISSIONE CONSILIARE REGIONALE DI INCHIESTA”


    Nei giorni scorsi il gruppo del Pd del Consiglio Regionale del Lazio ha gridato “vittoria” per aver ottenuto le dimissioni del Direttore generale dell’Asp S. Alessio.

    Intanto erano partiti per farlo cacciare con ignominia e si dovuti accontentare di dimissioni, che rientrano nell’ambito del Promoveatur ut amoveatur, ottenute solo grazie al supporto di una parte della destra che governa oggi la Regione.

    Il paradosso di questa vicenda è che il Pd, che ha avuto la responsabilità di aver gestito nella scorsa legislatura l’affidamento del patrimonio del S. Alessio ad una sgr, con documenti ufficiali che sostengono abbia causato gravi danni patrimoniali all’ente, con questo polverone è riuscito a nascondere le proprie responsabilità e ad addossare alla nuova amministrazione regionale le colpe della cattiva gestione.

    Io continuo a credere che il direttore generale sia stato fatto dimettere perché si era opposto alla vendita improvvisa di 52 milioni di euro di patrimonio e perché era di ostacolo ad operazioni immobiliari che sono all’orizzonte.

    Nello stesso giorno in cui il dg dell’Asp si dimetteva, la giunta Regionale del Lazio approvava una modifica del regolamento sulle ex Ipab. La modifica riguarda l’art 11, quello dei requisiti da avere per poter fare il direttore.

    Dopo tante critiche ai requisiti dell’attuale dg questi vengono modificati allargando di molto lo spettro. “Ai soggetti che abbiano maturato per almeno 5 anni una esperienza di direzione di strutture socioassistenziali o sociosanitarie pubbliche o private o che abbiano ricoperto incarichi dirigenziali presso Ipab o Asp per un periodo non inferiore a tre anni” si aggiunge la previsione di “attività libero professionale presso Asl, società regionali, strutture socioassistenziali o sociosanitarie pubbliche o private.”

    Ma quello che mi ha colpito è la previsione di “soggetti che abbiano svolto funzioni commissariali presso Ipab o Asp per almeno tre anni, anche non continuativi”.

    Sembra un vestito confezionato a misura.

    Siccome il provvedimento va in commissione affari costituzionali del Consiglio regionale sono curioso di vedere cosa farà l’opposizione, dopo aver alzato un polverone sui requisiti.

    In questi giorni sul sito dell’Asp, dopo la determina della nomina del nuovo dg facente funzioni, è stato pubblicato l’avviso per la selezione del nuovo direttore generale che contiene i vecchi requisiti e non tiene conto delle modifiche che devono tornare in giunta dopo il parere della Commissione.

    Ora passato il polverone sul dg resta il grave stato di indebitamento dell’Asp, denunciato nei documenti ufficiali dell’ente, sul quale c’è il silenzio assordante sia dell’Asp che della Regione, che ha l’obbligo di intervenire per evitare che il patrimonio dell’Asp continui a essere depauperato.

    È paradossale che un ente come l’Asp S. Alessio che ha un immenso patrimonio immobiliare, oltre 650 tra immobili e locali commerciali, il casale S. Pio V e una tenuta a Presciano (Si), che da sola vale circa 40 milioni di euro, con un valore complessivo di mercato di quasi 1 miliardo di euro abbia gravi problemi finanziari dovuti alla cattiva gestione del patrimonio.

    Nel 2017 l’allora Cda, attraverso una gara, affida la gestione del patrimonio alla Sgr Sorgente, mentre l’allora direttore al bilancio della Regione consigliava di affidarlo alla Invimit, società pubblica, alla quale la Regione ha affidato la gestione del suo patrimonio.

    Il conferimento avviene per un valore di 220 milioni, prima grave incongruenza dell’operazione rispetto al valore di mercato.

    In otto anni, dal 2017 ad oggi, la sgr, prima Sorgente oggi Castello/Anima, non ha versato neanche un euro all’Asp dalla gestione degli affitti del patrimonio.

    In media negli anni precedenti, con la gestione interna, si incassavano circa 4 milioni l’anno.

    Quindi l’Asp ha registrato un mancato incasso di circa 32 milioni di euro.

    Nel frattempo la Sgr con il fondo immobiliare nel 2017 chiede un mutuo ad Unicredit di 25 milioni, che gira al S. Alessio. Somma che deve essere restituita e costituisce un debito.

    Nel 2023 il fondo immobiliare ottiene da Unicredit un altro finanziamento di 20 milioni di euro per rifinanziare il vecchio mutuo, ipotecando parte del patrimonio immobiliare.

    Nel frattempo, dal 2020 al 2024, (2020: -5,4 milioni), (2021: -2,2 milioni) (2022: -5,2milioni), (2023: -12,4 milioni) (2024: -1,5 milioni), l’Asp ha accumulato un disavanzo complessivo di € 27 milioni di euro.

    Non solo, ma la sgr Castello ha venduto una parte del patrimonio di pregio per circa 10 milioni di euro (come, a quanto e a chi?). Di questa cifra 3 milioni sarebbero serviti per manutenzione ordinaria e straordinaria (dove, come, quando?), circa 2 milioni per spese incrementative capitalizzabili (non ho ancora capito di cosa si tratta) e 5 milioni nel bilancio della sgr, cosa grave perché dovevano andare all’Asp.

    Qualcuno si è risentito quando in uno dei precedenti articoli ho scritto che l’indebitamento complessivo tra Asp e fondo immobiliare si aggira intorno ai 70 milioni di euro.

    Le cifre che ho riportato sopra sono quelle che ho desunte dai bilanci e dagli atti ufficiali dell’Asp, ognuno può fare i conti e constatare che la situazione è di un vero e proprio default.

    Io credo sia arrivato il momento che sia i vertici dell’Asp che la Regione, che ha molte responsabilità per non essere intervenuta per evitare il depauperamento del patrimonio, dicano come stanno le cose e di chi sono le responsabilità.

    Mi chiedo anche che conseguenze abbia avuto il faro acceso dalla Corte dei conti, che nel via libera al bilancio del 2023/2024 chiese lumi alla Regione del consistente indebitamento dell’Asp.

    Serve trasparenza, chiarezza e verità, per questo credo che la strada maestra sia quella di istituire in consiglio regionale una commissione consiliare di inchiesta, ai sensi dell’art. 35 dello statuto e dell’art 17 del regolamento dei lavori del Consiglio, che possa avere tutta la documentazione non solo dell’Asp ma soprattutto del fondo immobiliare per fare chiarezza sul debito, accertare le responsabilità ed evitare la svendita del patrimonio immobiliare dell’Ente.

    Pronto a sostenere con tutte le mie forze la proposta di legge sulla istituzione di una commissione di inchiesta sul S. Alessio, che il consigliere regionale Alessio D’Amato ha annunciato che presenterà nelle prossime ore.

    Faccio un appello a tutti i consiglieri e in particolare al centro destra della Pisana a sostenere questa proposta.

Chi Siamo

L’Associazione CIIVA-ONLUS è rivolta specificatamente alle persone con disabilità di varia natura e grado residenti nel territorio e fornisce ai suoi assistiti e aderenti sostenitori, non necessariamente paganti, assistenza di natura psicologica, amministrativa, burocratica, e supporto pratico per l’ottenimento  dei  vari diritti che spettano per legge a questi cittadini.